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3°
caso
Questo è un caso difficile,
ma al contempo molto facile, in quanto si presenta come se il soggetto
che mi è stato sottoposto fosse posseduto da uno spirito maligno.
Mi portano una ragazzina che avrà
avuto 14-15 anni, la chiamerò Laura.
La figliola mi viene mandata attraverso
una mia allieva, che si è trovata davanti a quello che mi descrive
come un caso di possessione diabolica, io le suggerisco ovviamente di
portarmi il soggetto, altrimenti non posso capire di cosa si tratta.
Vengono in tre, dopo avermi preavvertita
che la ragazza è molto violenta, sputa e urla parolacce con volgarità
e una voce di tipo maschile non sua.
Non mi faccio impressionare ed essendo
una ragazzina anche in questo caso la faccio venire a casa mia.
Entrano dalla porta in tre: la mia
allieva, la madre e la figliola, già tutte in preda ad una specie
di delirio denso di pathos.
Ho un carattere molto forte ed impositivo,
quindi non mi faccio intimorire e dico subito alla ragazza che mi parla
guardandomi con sfida e disprezzo, al che faccio il suo gioco e le impongo
parlando a chi secondo loro stava dentro il corpo della ragazza, minacciando
questo presunto spirito di farlo sparire con le mie arti magiche.
Chiaramente vi dico che non sono
in possesso della bacchetta magica, ma di fronte a un’autosuggestione,
occorre una forma suggestiva più forte, per eliminare la prima.
La ragazza si calma immediatamente
e si siede con tranquillità.
Dopo un sondaggio individuale e un’accurata
analisi, che ovviamente porto avanti nei giorni, perché non basta
un solo incontro, appuro che la ragazza soffre di sindrome di abbandono
da parte della madre, la quale l’ha sempre fatta vivere con uomini violenti
e con l’ultimo uomo, l’ha mandata addirittura in un collegio di suore,
perché con quest’ultimo maschio aveva avuto un figlio e quindi,
temevano “a loro dire” per l’incolumità del ragazzo.
La figliola aveva subito chiaramente
come minimo advance sessuali ripetute, che l’avevano portata ad uno stato
psicologico pietoso. La madre ignorava o fingeva di ignorare la
sofferenza della figlia e le mascalzonate dei suoi uomini e quindi la
miscela esplosiva aveva preso fuoco. Il collegio e i sensi
di colpa avevano fatto il resto.
Dentro ciascuno di noi esistono recessi,
luoghi scuri, ambiti in cui rifugiarci o da cui sorgono i nostri fantasmi
più angoscianti e per Laura questi erano venuti a soccorrerla,
quindi tirava fuori quella parte di sé che non sembrava lei e impersonava
benissimo la persona posseduta, proprio come nei più classichi
copioni di films dell’horror.
Ho potuto tenere sotto controllo
questa manifestazione semplicemente usando il comando e dando imput alla
ragazza, ma per sua e mia sfortuna, quando ha cominciato a stare meglio
e gli episodi di possessione si sono diradati, non mi è stata portata
più con la scusa che ormai stava meglio.
Sono perfettamente consapevole che
non avrei potuto aiutare Laura a risolvere il suo problema, senza la collaborazione
della famiglia e per collaborazione non si intende soltanto portare la
figlia fisicamente da me, ma capire i problemi che hanno generato il fenomeno,
correggerli e soprattutto non rifarli più. In questo caso non sono
stati corretti e il mio lavoro è stato interrotto solo all’inizio.
Quella madre purtroppo, aveva dato
più importanza agli uomini della sua vita e aveva messo la figlia
in secondo piano, come un fastidio e non come una creatura da aiutare
a crescere per accompagnarla alla soglia della vita, nel miglior modo
possibile. La madre per il suo rapporto con i maschi era un caso
patologico da psichiatria, purtroppo anche se ho cercato di dirle che
i figli hanno tutti i diritti prima dei doveri, non è servito a
molto e forse è stato proprio il mio prendere posizione che ha
portato la madre ad allontanarsi.
Quest’errore probabilmente sarà
costato il futuro a quella ragazza che cresciuta con le sue problematiche
non risolte le avrà certo portate nella vita e magari fatte ricadere
sui suoi figli.
Posso solo dire che, nonostante la
mia esperienza e il mio modo di affrontare ogni caso come un evento importante
a cui dedicarmi con serietà , qui spero proprio di sbagliarmi.
Adriana
Bolchini
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