LIUBA NEL SOLE

 

Liuba, figlia di Shamir

sultano di Kabun

giocava con le ancelle

fra gli eucalipti

e le arabescate fontane

zampillanti nel giardino.

Fiore fra i fiori

baciava le buganvillee

e assaporava l'aspro profumo

degli oleandri rosei

come le guance di Liuba fanciulla

e candidi come i suoi pensieri.

 

Nel gioco fingeva la vita

e mimava il momento fatale:

il giorno delle nozze.

Immaginava il suo principe

ornato di un bianco sorriso

forte e amoroso

tenderle le braccia,

prenderla per mano

e rapirla col bianco destriero,

per correre veloci

felici nell'arcobaleno

di un paradiso nel vento

laggiù oltre le dune,

laggiù oltre le cime

dei monti sconosciuti,

per approdare insieme

sulle verdeggianti rive

dell'Eufrate:

mitico fiume delle pianure

raccontato a palazzo

da saggi e cantastorie.

 

Poi venne il gran giorno

ma il principe

non era quello dei sogni

non aveva sulle labbra

il dolce sorriso.

Il suo incedere superbo

faceva tremare

le colonne del palazzo,

le armi che portava

incutevano terrore in Liuba,

lui non tendeva le braccia

non vestiva il sorriso

non montava il bianco cavallo

non era come nei sogni,

ma veniva portato a spalle

da otto schiavi piegati

incatenati e sofferenti

sotto il gioco e la sferza.

 

Liuba tremava

e abbassava gli occhi

Liuba piangeva

e pregava di volare

oltre le dune

oltre le cime

oltre l'Eufrate

oltre la vita

ma non poteva !

 

Fili invisibili la trattenevano

e la paura si impadronì di lei

mordendole il cuore

quando lasciò la casa paterna

per andare incontro al destino.

Le porte dell'Harem

sua unica dimora, sua tomba

si chiusero con un tonfo feroce

e la ghermirono alle spalle

avvolgendola nell'angoscia.

 

Le devote ancelle

strofinarono con cura

l'esile corpo acerbo di Liuba

con balsami e unguenti profumati,

la coprirono con vesti

argentee e vaporose,

ornarono i suoi capelli

con nastri fioriti di gemme

e con sottili fili di perle

le cinsero caviglie e polsi.

La visione di Liuba inghirlandata

era di sogno: bella, diafana

dalla pelle morbida e profumata

e lo sguardo perduto nel fondo

di una tristezza senza fine.

Aveva solo 12 anni

quando fu mandata a nozze

e lui lo sposo: 68.

 

Giovane cerbiatta pronta al sacrificio

si guardò riflessa nello specchio

e pianse ...

chiese di assentarsi  per un attimo

e lasciò la stanza

scivolando silenziosa

all'ombra dei giardini

complici le palme

scavalcò il muro di cinta

e corse a perdifiato

verso il deserto

verso la libertà

verso la speranza.

 

All'alba, quando muore la luna

un drappello di soldati

armati sino ai denti

la ritrovò esausta

disperatamente nascosta

dietro una duna.

Venne incatenata

e riportata a palazzo

ove il marito Karnal

padrone della vita

servitore della morte

regnava sovrano su tutto.

Si tenne un conciliabolo

fra gli anziani e il sovrano

e  presto la decisione fu presa

punire la ribelle era un dovere  

un monito a tutti

 - fu condannata a morte.

 

Al tramonto le ancelle

devote e piangenti

prepararono Liuba

spogliandola di tutto:

disadorna la veste grigia

lunga fino ai piedi

le caviglie e i polsi

cinti da catene

e le perle gettate nel canto,

i lunghi rossi capelli

annodati stretti alla nuca

spoglie dei nastri e le gemme.

Liuba, vergine dodicenne,

fanciulla ribelle

andava a morire

davanti al sole che amava

e che baciava ogni mattina

quando cantava la vita.

 

Venne trascinata

fino al patibolo

docile e indifesa,

senza reazione

poggiò il capo sul ceppo

e alzando gli occhi

vide l'ultimo sole morente,

poi guardò il boia

e mentre calava la spada

vide un bianco sorriso

e due mani protese

che la sollevavano

cingendole i fianchi

poggiandola dolcemente

sul bianco cavallo alato

apparso come d'incanto

e si sentì rapire

in un volo leggero

sospinto dal vento

oltre le dune

oltre le cime

innevate dei monti

oltre l'Eufrate

oltre la pianura

verso un paradiso di sole

di luce  e di amore

e seppe che il sogno

si era avverato

e seppe che la felicità

non avrebbe avuto mai fine

e conobbe la verità della vita

fra le braccia della morte.

 

E mentre calava la falce

fu il suo sorriso

a stupire il boia.

Adriana Bolchini

 

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 Grazie Adriana